Ecco come le droghe influiscono sulla musica.

I cantanti moderni usano sempre più gli psicofarmaci esattamente come succedeva in passato soprattutto tra gli artisti del genere popolare.

Sembra quasi un binomio obbligato, droghe e musica, in special modo nell’immaginario popolare. Il mondo Jazz inseguito dalla eroina, il rock patria degli acidi mentre tutti i vari dj sparsi nel mondo, si agghindavano con cocaina ed ecstasy.

Ascoltare della musica pop sotto effetto di Xanax, come ad esempio “love” di Lana del Rey, fa intuire immediatamente il legame tra i suoni e gli effetti degli stupefacenti sembra essere dilagante. In un periodo in cui si parla di liberalizzare le droghe, la musica sembra sempre avere più un suono plastico, assomigliando appunto a queste pillole.

Molti direbbero che in realtà i farmaci e la musica, siano andati in parallelo perché alleviavano i sintomi di un’epoca malata e distorta, ma nella stra grande maggioranza della musica americana, richiede esplicitamente di essere ascoltata sotto l’effetto di qualcosa. In un certo senso, la musica moderna è davvero legata a questo mondo di farmaci, molto singolare infatti che dopo la seconda guerra mondiale, quando una serie di nuove sostanze venne introdotto nel mercato, quel periodo sia stato anche la nascita del genere rock n roll.

Nella musica rap invece, c’è più una sinergia per controllare il proprio futuro oppure per uscire da “tunnel“: infatti molti cantanti di questo genere arrivano da un percorso di violenza e droghe, sia personale che nella famiglia. Per citarne un culture, Eminem, racconta che sua mamma oltre ad aver subito diverse vessazioni famigliari, faceva uso di sostanza e pillole di vario genere. Come per il cantante in ascesa “NF” con la madre morte per colpa della “droga in pillole”.

I decessi famosi nell’ultimo decennio, come Michael Jackson, Whitney Houston e Prince salgono alla ribalta che un uso di Antidolorifici, Ansiolitici o oppioidi sia ancora radico nel mondo musicale americano.